la dura vita dell’affezionato seriale
Ieri pomeriggio ero al mare e leggevo l’ultimo libro di Harry Potter. Ultimo cronologicamente e narrativamente. Ero arrivato a pagina 350 e mi sono fermato. Ho chiuso il libro e ho fissato il segnalibro infilato tra le pagine. Metà libro era passato. 250 pagine prima della fine. anzi la Fine, la fine finale, quella vera, quella che dopo non c’è più nulla. E ho pensato che non ci voglia arrivare alla fine di quel libro. Lo farò ma non vorrei. Ho già sofferto diverse volte per le fini finali. La prima me la ricordo benissimo, era il giorno della morte di Lady D, era estate ed ero in montagna, non avevo ancora 14 anni. E quel giorno ho pianto di nascosto seduto su un prato. Non per la morte di Diana, sia ben chiaro, ma per la partenza di Frodo, Bilbo e Gandaf verso i rifugi oscuri. Avevo appena finito di leggere per la prima volta il signore degli anelli e quando Sam Gangee ha chiuso il cancelletto del suo giardino mi sono sentito il bambino più solo al mondo, seduto su un prato sotto il sole di agosto, con il librone chiuso sulle ginocchia. Ne volevo ancora, non volevo andarmene dalla terra di mezzo dopo tutta la fatica che avevo fatto per distruggere Sauron. Ecco, alla fine di quel libro, seduto su quel prato ho provato per la prima volta un vivissimo senso di abbandono nella mia altrimenti felice infanzia.
Abbandono che ho sperimentato in maniera altrettanto dolorosa sette anni più tardi, il sette maggio del 2004. Accendo il mio computer e scarico l’ultima puntata di friends. L’ultima dopo 10 anni, l’ultima volta in cui avrei visto Ross, Monica, Chandler, Joey, Rachel e Phoebe assieme. Li magari mi sono evitato le lacrime (seee…) ma lo sguardo perso nel vuoto e il magone dopo i gli ultimi titoli di coda quelli me li ricordo. E adesso? mi son detto… adesso niente, si va avanti senza i tuoi amici. Abbandono, ancora.
Ho provato a esorcizzare questo abbandono iniziando a seguire serie apparentemente senza fine o iniziando saghe di migliaia e migliaia di pagine ma la tattica non ha funzionato.
E ora tocca ad Harry Potter. E non voglio che mi si rompa i coglioni col fatto che è scritto male, che è da bambini e che cazzo ne so. Lo so, so tutto. D’altra parte quando ho iniziato a leggerlo otto anni fa ero poco più che un pischello anche io, avevo qundici anni, forse sedici. E cosa non avrei dato a quindici anni per essere ad Hogwarts… anche adesso a dire il vero, ma fa brutto dirlo (anche se ho scoperto che Harry è in realtà nato nel 1980 quindi è più grande di me e non dovrei sentirmi un imbecille a leggerlo no? no? no, d’accordo).
250 pagine alla fine, ad un altro abbandono. E sarò di nuovo il ragazzino disperato su un prato ad agosto. Spero almeno di non piangere.
Dura la vita di quelli che si affezionano troppo.
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- Published:
- 30 Luglio 2007 / 11:15 am
- Category:
- blablabla, harry potter, lamenti
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